Nell'Udienza di mercoledì 14 novembre il Papa ha parlato dell’8ª Parola del Decalogo: «Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo». Vivere di comunicazioni non autentiche è grave perché impedisce le relazioni e, quindi, l’amore. Dove c’è bugia non c’è amore, non può esserci amore. E quando parliamo di comunicazione fra le persone intendiamo non solo le parole, ma anche i gesti, gli atteggiamenti, perfino i silenzi e le assenze. Ma cosa significa dire la verità? Quante chiacchiere distruggono la comunione per inopportunità o mancanza di delicatezza! Anzi, le chiacchiere uccidono. Ma allora, che cos’è la verità? Questa è la domanda fatta da Pilato e Gesù dice: «Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità». La verità trova la sua piena realizzazione nella persona stessa di Gesù, nel suo modo di vivere e morire, frutto della relazione con il Padre. Questa esistenza da figli di Dio, Egli, risorto, la dona anche a noi inviando lo Spirito Santo che è Spirito di verità. In ogni suo atto l’uomo, le persone affermano o negano questa verità. Questa verità non si dice tanto con i discorsi, è un modo di esistere, un modo di vivere e si vede in ogni singolo atto. Quest’uomo è un uomo vero, quella donna è una donna vera: si vede. Papa Francesco 14.11.2018 - Qui il testo completo.
La conoscenza e l’ascolto hanno bisogno di un uomo desiderante la verità, nonostante tutti gli “addii” che ad essa si può cercare di dare in questo nostro tempo postmoderno. La post-verità è ... una fake news. La questione della verità ritorna sempre perché è il cuore dell’uomo ad essere fatto per essa. Certo, si può lasciarsi volontariamente ingannare, sapendo di essere ingannati, ma ricavando qualche vantaggio secondario: questo è quello che la bibbia chiamerebbe cuore perverso. Il cuore nella sua origine contiene in sé una istanza critica. Occorre desiderare la verità più di se stessi, o desiderare la verità come senso e compimento di sé. Occorre educare a questa totalità dell'ascolto, si ascolta veramente quando si ascolta con la totalità della persona.
“La verità della Bassa non va cercata sulla terra, bisogna cercarla nell’aria.” - scriveva Guareschi in Mondo piccolo. Così cerca di metterla in fotografia Paolo Simonazzi, con l'omonima mostra ancora in corso per pochi giorni a Milano. Simonazzi di quella terra emiliana è figlio, lui, classe 1961, nato a Reggio Emilia. Le sue fotografie sono capaci di rileggere la sua terra d'origine con uno sguardo complice, affettuoso ed ironico al tempo stesso. Le fotografie restituiscono a chi guarda dei luoghi dell'anima, più che della geografia. L'autore sembra domandarsi cosa resta, oggi, della purezza del mondo della pianura emiliana, dei piccoli centri agricoli dell'Italia anni '50, della cultura contadina, delle tradizioni e dei saperi. L'immagine e la composizione non hanno bisogno di lunghi viaggi, né di scenari esotici per prendere il volo, ma possono rinnovarsi nel vivere quotidiano di una città di provincia. Meraviglia dell'ordinario. Lo straordinario nel quotidiano. Invito all'attenzione dello sguardo, per non perdere di vista la giusta misura della bellezza e della vita. Aperta fino al 30 marzo, mar-ven 10-18.30, sab-dom 16-20, lun chiuso. Ecco una breve gallery.
