Delpini incontrando i giovani fidanzati il marzo scorso nella basilica di Sant’Ambrogio, così diceva: Siate una profezia di pace. Una società dove la famiglia è trascurata, è malata di una tristezza inguaribile. Siate una testimonianza che la vita è capace di generare vita, che l’esistenza non è un’avventura solitaria, ma un affidamento gli uni agli altri. Un uomo e una donna che si amano e che si sono messi in cammino per prepararsi al matrimonio cristiano vivono momenti esaltanti e altri momenti di ordinario tirare avanti. Ma la promessa di Gesù è di essere con i suoi discepoli tutti i giorni.
I fiocchi di neve caduti domenica 27 gennaio non hanno scalfito la voglia della comunità di Regina Pacis di ritrovarsi per la festa della famiglia. La S. Messa delle 10.30 è stata molto curata e partecipata da una trentina di coppie giovani (erano invitate speciali quelle sposate da poco, fino ai 9 anni di matrimonio), presenti chi con il primo figlio, chi con due, chi in attesa del terzo o quarto figlio! A tutti i presenti hanno testimoniato la bellezza dell’amore cristiano, rinnovando le promesse fatte il giorno del matrimonio. Don Fabio ha ricordato l’importanza di ciò che san Paolo dice nella lettera agli Efesini, proposta come 2° lettura (5, 33 – 6, 4); amare è rispettarsi l’un l’altro e ai figli è chiesto di obbedire e onorare i propri genitori, promessa di felicità per godere di una lunga vita sulla terra. Molto significativo il momento del grazie. L’amore degli sposi è fecondo grazie a Dio che li mette sul cammino giusto. A Dio hanno detto grazie perché si sono scelti, sono diventati una famiglia; grazie per ogni giorno, grazie nelle piccole cose, quelle che trasmettono ai figli e di cui è facile dimenticarsi. Il grazie aiuta a focalizzarsi sulle cose positive e a guardare con sguardo buono all’altro. È questo grazie che rinforza il rapporto. È questo grazie che diventa forma del riconoscimento dell’altro. “Ti vedo, ti riconosco che hai fatto questo”. Il termine è la gratuità di cui ci rende capaci Cristo. Dopo la S. Messa, tanti hanno condiviso il pranzo in oratorio. E molto apprezzati sono stati, nel pomeriggio, i laboratori per i bambini che alcune mamme hanno organizzato con molta cura.
Domani, 3 ottobre e fino al 28, si apre a Roma il Sinodo dei giovani. Per riflettere un po’ proponiamo un articolo, pubblicato nel cuore dell’estate (22 agosto 2018) su Avvenire, a firma di Elena Marta, professore ordinario di Psicologia sociale e di Comunità della Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica. Forse alcuni l’avranno perso. È l’occasione per interrogarsi a partire dal titolo: L’affettività dei giovani è senza un progetto? La formazione e lo sviluppo di una relazione di coppia rappresenta uno dei principali compiti evolutivi dei giovani ed è considerato un importante marcatore del passaggio alla vita adulta. È sotto gli occhi di tutti come i cambiamenti sociali e antropologici in atto nella nostra società – proiezione sul presente, assenza di modelli di riferimento, diffusione di doppia moralità, rinuncia all’assunzione di responsabilità e sfiducia nei confronti dell’altro – rendano difficile, per i Millennials, costruire una relazione di coppia stabile. Tutte le ricerche psico-sociali su questo tema confermano che questa generazione è caratterizzata da instabilità relazionale, posticipazione del matrimonio e difficoltà a impegnarsi in un legame affettivo. Tre possono essere le ragioni di questo modo di vivere la sfera affettivo-sentimentale. 1. La prima è la persistenza del 'paradigma della sperimentazione', ossia la convinzione di potere – che però è diventato quasi paradossalmente un dovere – conservare un ampio margine di reversibilità nella costruzione della propria biografia prima di giungere alla stabilità. Questo continuo sperimentare è determinato non solo dal desiderio di esser certi di aver scelto il/la partner 'giusto/a', ma soprattutto da un orientamento valoriale improntato all’autorealizzazione: come gli altri ambiti della vita – ad es. il lavoro – anche la relazione di coppia è posta al servizio della ricerca di uno spazio di espansione e conferma del sé personale a discapito del sé sociale e delle relazioni. In nome di questo, si 'saggiano' diverse relazioni finché non si trova quella che può sostenere la propria auto-realizzazione e il ripiegamento narcisistico, o finché non ci si apre a un incontro autentico con l’altro e a una relazione fatta di cura reciproca, lealtà, impegno. Il contesto culturale in cui viviamo, enfatizzando il diritto dell’individuo alla realizzazione dei suoi bisogni e valorizzando la contingenza del legame, rende difficile per i giovani articolare le esigenze del sé con quelle della coppia. 2. La seconda ragione è legata al modo con cui i giovani oggi affrontano la vita: l’importante è 'fare esperienze'. Tante, emotivamente molto coinvolgenti e da rendere visibili immediatamente sui social. Anche la relazione di coppia non sfugge a questa logica e diviene il luogo della ricerca di 'emozioni forti', volte a confermare l’immagine di sé costruita nel processo di auto-realizzazione. Se la relazione di coppia incrina questa immagine, se richiede troppo impegno, troppa fatica e responsabilità, se non è funzionale al gioco narcisistico dei partner, viene abbandonata e sciolta. Focalizzato/a sulla propria autorealizzazione, nella relazione di coppia ciascun partner tende a chiedere molto all’altro/a, soprattutto in termini di intensità emotiva e condivisione del proprio progetto di vita, ma è poco propenso a…
Venerdì 13 aprile alle 21.00 si terrà il 3º e ultimo incontro sull’Amoris Laetitia, dal titolo “Misericordia Pastorale, discernimento, integrazione”. Chiesa San Giuseppe, al Matteotti. Relatore: Fulvio De Giorgi. La famiglia è un viaggio impegnativo. L’esortazione Amoris Laetitia è innanzitutto un messaggio di fede in un tempo in cui “mettersi in gioco” nella vita familiare è diventato qualcosa di complesso. L’Amoris Laetitia mette a fuoco ciò che conta davvero: l’amore. Tutto il documento insiste per assicurare la crescita dell’amore. E il matrimonio è chiamata ad una costante maturazione. Il tutto in un quadro di concretezza perché la famiglia non è un ideale astratto, ma un “compito artigianale” che si esprime con tenerezza.
