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Solidarietà: questione di geometria e di condivisione

a cura di martina Ferrè

 

Per mettersi in gioco, nella vita, ci vuole coraggio. È una prova disarmante, che ti pone di fronte a te stesso, alle tue forze e alle tue fragilità; ti impone di conoscerti, di apprezzarti, di capirti e di saper condividere quello che sei, per intero, senza maschere. L’incontro con gli altri fa sempre paura, ma tirarsi indietro vorrebbe dire perdersi un mondo.

Una volta che si apre il cuore agli altri cambia tutto.

 

ALL’ORATORIO

L’ho capito bene negli ultimi anni: l’ho capito quando crescendo mi sono chiesta cosa conti davvero nella vita e verso quale direzione navigare; l’ho capito quando uno sguardo, un sorriso o un abbraccio avevano il potere di cambiarmi la giornata. E così mi sono scontrata con la bellezza di essere animatrice in oratorio Regina Pacis a Saronno, con la responsabilità di diventare educatrice dei ragazzi di seconda e terza media e con la semplicità e profondità di dedicare del tempo a persone in difficoltà, che vivono momenti complicati e che hanno bisogno, non soltanto di un aiuto materiale, ma anche e soprattutto di qualcuno che li accompagni, che gli stia accanto, e che sappia ascoltarli e confortarli.

Così ho scoperto la solidarietà che fin dalla sua etimologia vede una derivazione dalla parola latina solidus. E proprio come in geometria perché un solido possa essere tale ha bisogno di basi forti.

 

ALL’EMPORIO DELLA SOLIDARIETA’

Per scoprire queste basi sono tante le esperienze che ho vissuto negli ultimi mesi nella comunità Regina Pacis in cui questo solido cresce forte ogni giorno, ma quella che più mi ha impegnato e mi impegna tuttora è l’Emporio della Solidarietà. È una nuova realtà per Saronno, una realtà che arricchisce e che regala bellezza. È la possibilità di sostenere, attraverso l’aiuto alimentare, delle famiglie in difficoltà economica che per un periodo che va da 6 mesi ad un anno, potranno, grazie a una tessera a punti a scalare, avere gratuitamente generi alimentari e prodotti per l’igiene o la casa, in base alle proprie necessità. È un’iniziativa che vede la sua collocazione alla Casa di Marta[1], in collaborazione con la Caritas Ambrosiana, i Centri d’Ascolto e la Cooperativa Intrecci.

Ad occuparsi effettivamente della gestione e dell’apertura dell’Emporio, il martedì pomeriggio e il sabato mattina, c’è un gruppo di volontari, da giovani a pensionati, che mettono energie e forze per occuparsi di tutto e per accompagnare le persone che fanno la spesa. Tra i volontari ci sono anche io che in questi mesi ho capito che “Non sei solo, non dimenticarlo” detto a una persona in difficoltà riempie il cuore; che solidarietà e più ancora carità vuol dire donarsi, avere un cuore aperto, che sperimenta la gratuità.

Gratuità e dono sono state le parole chiave anche di due pomeriggi in cui, sempre alla Casa di Marta, grazie alle tante persone che hanno donato dei giocattoli, si è potuto organizzare un incontro con 106 bambini stranieri che vivono nella nostra comunità. Due ore di gioco, merenda, incontro per i genitori tra loro e con le signore che ogni sabato mattina tengono delle attività con questi bambini. Due pomeriggi di sorrisi, in cui culture e religioni si sono mescolate, tra canzoni natalizie, luci, un albero addobbato, Babbo Natale che consegnava i regali, e tante conversazioni in arabo insieme alle tante risate e alla felicità dei bambini. Due pomeriggi semplici, ma che aggiungono stabilità al solido, perché portano con sé la tenerezza di un bimbo di tre anni che si avvicina, si siede in braccio, senza dire nulla mi abbraccia e dopo un bacio sulla fronte, quando gli chiedo se vuole un po’ di coccole, fa si con la testa. Ogni regalo consegnato, ogni sorriso scambiato, ogni mano stretta è segno di un incontro, di un momento di condivisione.

 

ALLA MENSA DI BETANIA

Così nella semplicità non c’è nulla di più condiviso di un pasto caldo in una giornata invernale. Questa è la terza esperienza che ho vissuto e che mi ha fatto riflettere sul servizio, sul fare per, sul mettersi a disposizione perché tutti possano sentirsi accolti. È questa la missione della Mensa di Betania[2], in cui ho servito per qualche giorno durante l’anno. Si condivide un piatto, un po’ di pasta, un po’ di carne, una fetta di torta, ma ciò che più conta è il tempo che si dedica agli ospiti. Mi piace che si chiami chi viene ogni giorno a mangiare in Mensa ospite perché è una parola che ha in sé la dimensione del prendersi cura, ma anche di qualcuno da accogliere, da far sentire a casa. Il momento più bello è quando allora prendi un piatto e ti siedi accanto a loro, condividi un po’ di vita, lasci che ti raccontino un po’ la loro e li saluti con un arrivederci, proprio come se la Casa di Marta, e non a caso si chiama così, fosse la casa di tutti.

 

Da questo si costruisce allora il solido, che prende forma e vede il realizzarsi di tre conseguenze grandi.

Porta a condividere ciò che si vive, gli incontri che si fanno, i sorrisi regalati

 

Genera compagni di viaggio, gli altri volontari, già diventati amici, così come tutte le persone incontrate con cui scambiare qualche parola e camminare insieme.

Infine arricchisce non solo chi vive in prima persona questa realtà, ma chi ne viene anche solo sfiorato.

 

“Molti parlano dei poveri, ma pochi parlano con i poveri”. Così diceva Madre Teresa e a questo sguardo e a questa attenzione siamo chiamati noi. A parlare con, ad ascoltare, a far sentire queste persone al centro, con le loro difficoltà, con le loro fragilità, parte di quel solido che stiamo costruendo e per cui tutti possono fare qualcosa. Così ho scoperto che la solidarietà è questione di geometria e condivisione.

 

Martina Ferré

 

 

[1] La Casa di Marta si propone come casa della carità nella città di Saronno. Dalla sua inaugurazione nel novembre 2016, è la sede di numerose associazioni (Croce d’Argento, Mensa di Betania, LILT, Unitalsi, Avulss, Rete Rosa) ed ospita il servizio docce, la raccolta e distribuzione di indumenti e l’aiuto scolastico per gli studenti delle superiori.

[2] La Mensa, che offre pasti caldi ai bisognosi, è eredità nata a Saronno dal Giubileo del 2000.

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